I vini spagnoli a New York

A Wall Street il vino continua ad essere in rialzo. Perché? Perché a Manhattan le aziende continuano a pagare i pasti, e in essi non può certo mancare il vino. Sebbene il suo prezzo sia esageratamente moltiplicato, “dà un tocco di classe”. In certi casi è stato moltiplicato addirittura per quattro e per cinque. E proprio per questo motivo le cantine catalane organizzano da ormai cinque anni il concorso chiamato “Cartavi”, per mettere in competizione le migliori carte. Non si tratta solo di premiare le liste in cui risulti la presenza maggiore delle undici denominazioni d’origine catalane; la qualità, il design e le combinazioni sono altrettanti fattori determinanti. Tutto è iniziato a Barcellona cinque anni fa e quest’ultima edizione, ormai aperta a livello internazionale, è stata celebrata nella capitale del mondo. Il primo premio è stato assegnato a “El Mercat” di New York, mentre al secondo posto si è piazzata la “Taverna de Haro” di Boston. Come biglietto da visita l’AVC presentava Josep Roca, sommelier del “Celler de Can Roca” di Girona con tre stelle Michelin, nonché uno dei sommelier più mediatici. Una degustazione magistrale, con dodici annate inedite di vini storici armonizzati con piatti realizzati per far brillare al meglio la complicità del vino spagnolo con il cibo. Il presidente dell’INCAVI (Institut Català de la Vinya i el Vi), Jordi Bort, e le trentuno cantine partecipanti si sono impegnati a spiegare a tutti i presenti i segreti del successo di questi vini. Secondo i dati dell’OeMv, gli Stati Uniti sono il secondo paese importatore di vini catalani con un incremento dell’8,7%. Il fatturato del primo trimestre del 2011 è stato niente meno che di 29,6 milioni di euro. Durante l’ultima annata, si è assistito ad un aumento del 24,9%, ben 9,5 milioni di euro, essendo la media d’esportazione di 5,25 euro a bottiglia. Questa selezione di vini totalizzava più di 8000 punti della prestigiosa guida Parker. Tra i giornalisti presenti risaltava il nome di Jay Miller, che ha recentemente smesso di degustare i vini spagnoli per The Wine Advocate. Negli ultimi anni Jay Miller aveva partecipato a tour di degustazioni assieme al Presidente della Wine Academy of Spain, Pancho Campo. Su Campo, ideatore di eventi come Wine Future sia nella Rioja sia a Hong Kong, sta investigando l’Institute of the Master of Wine per una presunta infrazione del codice d’onore dell’accademia. Lo stesso Robert Parker ha messo nelle mani dei suoi avvocati la difesa dell’imparzialità delle sue assegnazioni di punti nella penisola Iberica. Nel frattempo, lo scandalo e i pettegolezzi sono serviti.

Durante gli ultimi cinque anni, l’esportazione di vini rossi negli Stati Uniti è aumentata del 7,8% e quella del cava del 7,4%. In termini macroeconomici, gli Stati Uniti importano l’8,8% della produzione totale di vino in Catalogna, situandosi dietro alla Germania. Per questo motivo, presentare i vini a New York continua ad essere un appuntamento importante per i vini spagnoli. La D.O. Qualificata Rioja (l’unica, insieme al Priorato, che ha questa denominazione di qualità superiore in Spagna) gode dei migliori riconoscimenti nel consumo internazionale di vini “Tempranillos nel Mondo” che organizza la Federación Española de Asociaciones de Enólogos (FEAE). A questa competizione hanno partecipato più di 418 vini di 12 paesi, e la Rioja ha ottenuto 29 delle 55 medaglie d’oro. Il vino riojano “Mirto 2006” della cantina Ramón Bilbao è stato riconosciuto come il miglior esemplare dell’evento. La sesta varietà d’uva più coltivata nel mondo trova un vero e proprio feudo in questa terra con nome di vino. E la mappa spagnola del vino si espande per New York. Per esempio, nel Ristorante Bar Basque un bicchiere medio di vino si aggira attorno ai 15-20 dollari. Le bottiglie qui presenti sono molto buone. Dal Flor de Pingus al Clos Mogador. Tutti i ristoranti sono forniti di un beverage manager di ottima formazione, con interessi e informazioni sulle ultime novità e tendenze. Ed è vero proprio che nella città che non dorme mai, non puoi rimanere addormentato. Così è stato il risveglio dei vini di Jorge Ordóñez, importatore di gran rilievo di vini con nomi divertenti, presentazioni accattivanti e di vini facili, che continuano a portare la bandiera delle vigne spagnole nel Nord America.

Nelle stesse date, la presentazione internazionale di Madrid Fusión nel Culinay Center di Soho, con il suo direttore José Carlos Capel e lo chef due stelle Paco Roncero. Questa mostra internazionale di gastronomia ci dà appuntamento a Madrid per i prossimi 24, 25 e 26 gennaio, quando celebrerà il suo decimo anniversario con i migliori esponenti della cucina spagnola (Berasategui, Adrià, Ruscalleda, Subijana, Dacosta, Torreblanca, Gaig, Freixa) e internazionale (Blumenthal, Bocuse, Ducasse, Bras), tanto per citarne alcuni. Sono previste grandi degustazioni di vini internazionali e dimostrazioni di cocktail, con barman super innovatori come Javier de las Muelas. I giornalisti americani hanno accolto la presentazione con una gran voglia di gustarsi la città di Madrid e non solo il congresso. Insomma, le tapas e la birra conquistano tutti i palati.

Ma cos’è di moda nella città dei grattacieli? Secondo Alice Feiring, la scrittrice che ha pubblicato “Come ho salvato il mondo del vino dalla Parkerizzazione”, il top sono i vini nudi. Il suo ultimo libro s’intitola “Naked Wines” e parla dei vini a cui non c’è bisogno di aggiungere né di togliere nulla. Dedica ai vini spagnoli un intero capitolo dal titolo “Questo oscuro oggetto del desiderio”. Ci rimangono in sospeso ancora alcune cose da rivedere, scrive la giornalista del New York Times. Ma nella sua personalissima Arca di Noé, questa critica salva alcune cantine spagnole come Mendall e Els Jepelind in Penedès, Benitos Santos in Rías Baixas, Bodegas Carballo a Las Palmas e Bodegas Monje in Tenerife (entrambe nelle isole Canarie), Lopez Heredia nella Rioja e vini Ambiz a Madrid. In Italia la lista è più lunga, ma per il momento non ha ancora editori in Europa. Il gusto newyorkese  per il vino bello, sia dentro che fuori, resta in vogue.

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