Tendenze ben vendemmiate

Bianchi con corpo, rosati di nuova generazione, rossi dal profilo classico con meno peso in legno e spumosi con lunga riserva. La vendemmia del 2011 in Spagna è piena di tendenze. Si preferiscono i vini rosati soprattutto per questo autunno che si stava prolungando in un’estate senza data di scadenza. Il 12 ottobre, giorno della “Hispanidad”, eravamo ancora in spiaggia. Poi, senza alcun preavviso, il freddo, la pioggia e la malinconia del cambio di stagione. Nessuno si aspettava che questa sarebbe stata l’annata dell’uva passa dopo un’estate relativamente fresca. La cosa positiva è che ciò ha reso possibile una seria, efficace e considerevole selezione di uva. Come in ogni caso, si può vedere la bottiglia mezzo piena o mezzo vuota (benché una bottiglia non sia mai del tutto vuota, dato che ogni volta che attingiamo da essa, la riempiamo di sentimenti).  È una buona annata: c’è una minore quantità di uva, ma quella che ha superato i filtri della vendemmia e della tavola di selezione è la migliore. Nella D.O. Penedès giugno e luglio hanno annaffiato la vite così da resistere al resto di un’estate piuttosto secca.

Qui le varietà sono state raccolte in questo ordine: Chardonnay, Pinot noir a fine agosto, seguite da Macabeu, Xarel·lo i Ull de llebre. Per ultimo, il Merlot, la Parellada (tipica uva delicata ed elegante del cava) e Cabernet Sauvignon. Inoltre la vendemmia è stata anticipata di più di cinque giorni in oltre 27 regioni spagnole, facendo sì che la polpa maturasse più velocemente e raggiungesse elevate concentrazioni di zucchero, basse concentrazioni di acidi e un PH alto. Lo sfasamento tra la maturità della polpa e la pelle dei semi darà dei vini più duri, e la maturazione rapida interessa la qualità aromatica del vino. Questo caldo ci costa caro perché i vini di gradazione alta si pagano di più. Soprattutto per il consumatore che parte dal presupposto che i vini spagnoli superano il 15% di gradazione. Perché sebbene non sia così ovunque, e ci siano regioni atlantiche che continuano a combattere il cambio climatico, si ritiene tuttavia che i vini spagnoli siano molti ricchi d’alcol, potenti e troppo strutturati. Ci sono zone come Priorato o Rioja che stanno cambiando e facendo vini piú freschi, personali e leggeri. Abbiamo tanti buoni punteggi Parker, anche se a volte l’abbinamento risulta difficile con vini troppo proteici e che non sanno ascoltare il cibo a cui si accompagnano.

Nasce così tra gli esperti la nuova moda di esaltare i vini di medio corpo, più delicati e provenienti dalle zone più atlantiche della penisola. Siccome i nostri vini hanno già un’abbondante ricchezza tannica, vengono favoriti i vini giovani con poco legno per la loro versatilità nel mariage. I bianchi affinati con lieviti  hanno spodestato quelli che passano in botte.  La moda inglese del chardonnay con odore di legno ha lasciato il posto alle uve autoctone come il Xarel·lo in Penedès o la Godello in Monterrei per produrre vini più personali e originali.

“Mi rifiuto di raccogliere l’uva in settembre”, diceva Juan Carlos Lacalle della cantina Artadi. Il suo “Viña el Pison”, uno dei 100 punti Parker più acclamati di Spagna, non sappiamo se rimarrà attorno ai 90 in un anno in cui per i vini si ascolterà gridare la frutta più che sussurrare il “terroir”.

E i più vecchi della Rioja già lo dicevano: “l’uva ha bisogno dei giorni di ottobre”.

Che cosa succederà in Spagna con il cambio climatico? In teoria, e sono parole di Pancho Campo, Master of Wine, “l’emisfero Nord sarà di gran lunga più colpito di quello Sud dall’aumento delle temperature”. La cantina Torres, nel caso in cui ciò si verificasse, ha già acquistato terre a Tremp, nei Pirenei catalani a 900 metri di altezza. L’apertura della Galizia dai bianchi ai rossi è una saggia decisione in relazione al cambio climatico, grazie al suo clima freddo e alla sua aria atlantica. La Galizia risveglia la sua diversità e la sua autenticità. L’albariño affinato con lieviti, che si conserva delizioso anche dopo il suo passaggio annuale, rappresenta il futuro, e questo riempie d’entusiasmo la denominazione d’origine Rias Baixas. Anche la D.O. Ribeiro cresce e cessa di essere la sua sorella minore. I Godellos saranno il riferimento dei bianchi galiziani di alta gamma, mentre Valdeorras punta sui vini delle tenute. I bianchi con freschezza, volume e complessità arrivano fino alla Ribera Sacra. Questa D.O. si serve per i suoi rossi della magica uva “mencía” (chiamata anche “loureiro negro”) per i sui vini di memoria marina.

Nella Ribera del Duero i vini vengono divisi in classici e moderni. Questi ultimi senza alcun abuso del legno nuovo. Cigales è la culla dei rosati di León. Questa D.O. di incompresa tradizione attacca con la sua garnacha intensa e traccia i primi segni di grandezza. Toro continua con la sua viticoltura primaria di vigneti senza innesti che danno vini selvaggi. I vini carnosi e agili sono la tendenza. Non tanto vini da invecchiamento, quanto piuttosto vini da consumare giovani. Per questo la tinta di toro si mescola con alcune varietà sperimentali o con l’ammessa garnacha. L’indicazione “Vini della Terra di Castilla e León” sperimenta le migliori raccolte di enologi famosi come Mariano García (ex enologo del Vega Sicilia). Le uve che riempiranno le carte dei vini dell’altipiano di Castilla e León saranno quelle di Pietro Picudo (con il suo feudo in Valdevimbre los Oteros) e Juan García, per quel che riguarda i rossi e per i bianchi l’Albarín.

Quella del 2011 è stata una vendemmia precoce nella maggior parte delle denominazioni d’origine spagnole, così come per i nostri vicini di Portogallo, Francia e Italia. Non tanto in Utiel-Requena in cui si avvertono gli effetti del “mildiu” e l’“appassimento fisiologico” che nelle primavere fredde di solito colpiscono la loro uva più importante, la bobal. I vicini portoghesi del Duero hanno guadagnato ricchezza polifenolica e hanno perso volume. Il loro successo è la prova di come sofisticare il passato. Senza abusare della sovramaturazione, dell’estrazione e dil tostato: i vini portoghesi si ergono sensibili, delicati e singolari. Non bisogna dubitare della loro capacità di invecchiare se si è capaci di dare un’interpretazione classica alla loro viticoltura.

Ma ciò che ci preoccupa non è tanto l’annata, quanto le vendite. Ormai non ci preoccupa più solo vendere, ma anche guadagnarci. Anche così si consolida la tendenza di vini con un buon rapporto qualità-prezzo-piacere, persino per i vini che si sono sempre mossi nei segmenti più alti della gamma e molte cantine fanno addirittura il loro “terzo vino”. Fortunatamente, una cosa a cui la crisi non ha messo freno è la volontà dei lavoratori del settore di esplorare le possibilità di terreni molto concreti. Denominazioni di origine come Rueda, che è l’unica che continui ad aumentare il suo consumo grazie al suo imbattibile “verdejo”. Cigales sta tornando a mostrare tracce di grandezza, appoggiandosi sulla sua intensa garnacha. Sebbene il Principato di Asturie non possieda nessuna denominazione d’origine vitivinicola, resta comunque la sidra che vive un momento di rinnovamento a cui s’accompagna lo sviluppo dell’alta gastronomia con sidra d’autore. Contro l’uniformazione del gusto, la ricerca della personalità e la singolarità. Questa è la filosofia che ha permesso l’espandersi del txacolí, un vino unico per le sue varietà, il suolo e il suo clima, e altro ancora che non si riduca al solo esotismo locale per principianti.

Una vendemmia piena di tendenze che presto arriverà sulle nostre tavole.

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