Già l’ho sentito

Frutta rossa matura, spezie, tostato, un tocco di vaniglia, un po’ di liquirizia… ma questo vino l’ho già sentito! Sto perdendo olfatto, o tutti i vini cominciano ad avere lo stesso odore? Forse la colpa è della coltivazione delle stesse varietà: cabernet sauvignon, merlot, syrah… Quando iniziamo a perdere autenticità per copiare gli aromi?

winesand

Sì che esistono vini più continentali con mencia, buoni risultati con la bobal e buoni adattamenti della tempranillo. Tuttavia, con la parkerizzazione del gusto, la sovramaturazione polifenolica, la lunga macerazione con le bucce e botti nuove tostate fanno sì che molti vini perdano l’identità del loro terroir e ci mostrino soltanto il loro profilo più fotogenico. Vini modello, che sono tecnicamente perfetti, come quelli del nuovo mondo, ma a cui manca la personalità di quel neo sulla guancia che alla fine risulta essere il particolare più sexy. Sennò, ditelo a Cindy Crawford, che contava più ammiratori di Claudia Schiffer, la Barbie perfetta. Dicono che le cose che sono di moda smettano di essere in quando le portano tutti. Gli intenditori parlano di una tendenza di vini più personali e originali, ma sul mercato la realtà si è fermata alla fase bomb fruits, che è come dire che ci piace Scarlett Johansson perché ci ricorda la voluttuosa Marylin, che bramiamo ad ogni sorso. Sebbene si favoriscano le varietà autoctone come la garnacha e il monastrell, le mencias del Bierzo segnano una tendenza. Le varietà più commerciali continuano a vendersi (e, cosa ancora più importante, a bersi!), come il trionfante chardonnay, il profumato sauvignon blanc, il floreale gewürstraminer, il caratteristico albariño, e il tropicale verdejo. Ma per i vini più cult, il più quotato è il godello galiziano. Per i rosati, i tradizionali vini di garnacha e tempranillo della Rioja e di Navarra, o la concentrazione di cabernet e merlot, risultano sostituiti dalla freschezza della pinot noir.

Questo vino l’ho già sentito. Tutti i rossi hanno la stessa descrizione visiva: “ciliegia Picota, intenso, lacrima lenta”, sebbene abbiano quattro anni di bottiglia. È colpa del cambio climatico o del fatto che ci siamo abituati ad usare silicone e a tingerci i capelli? Le donne più desiderate di Hollywood sono Penelope Cruz e Carey Mulligan, donne con carattere, che il trucco può soltanto migliorare. Ma niente botox come Kim Basinger, e niente statue di cera come Nicole Kidman. Per continuare ad essere sulla bocca di tutti, la cosa migliore sono i vini alla Meryl Streep: quelli che sanno invecchiare ed adattarsi, senza permettere alla moda di eclissare la loro essenza. 

Meritxell Falgueras

(Photo source: Flickr – Kathy Ponce)

Vini rossi femminili

Questo vino è femminile, quest’altro maschile… ma il vino ha un sesso? Cosa vogliamo dire con femminile? Florale, soave, fruttato, delicato, acido, giovane, elegante… ma allora, per contrasto, dire maschile equivarrebbe a dire: strutturato, tannico, invecchiato, alcolico, potente, di aromi animali… Se le cose stanno così, allora ci sono sempre più vini che riflettono la società: vini bianchi “maschiacci”, e rossi metrosessuali. Ed entrambi, in una stagione come questa, sono molto graditi…

Source: Flickr*

Quando la temperatura sale, i tannini dei vini devono scendere. Ormai non ci vanno più i rossi corposi, con “crianza” e tanto alcol. Ma nemmeno ci accontentiamo di prendere solo bianchi o rosati freschi. Ci sono volte che cerchiamo un rosso in estate: un “tinto en verano”, che non è la stessa cosa di un “tinto de verano”. È possibile, anche se non ci troviamo in una sala con aria condizionata? Il segreto sta nel cercare un rosso con anima di bianco. Un vino in cui le serie aromatiche protagoniste siano la frutta e il fiore, senza (molta) legna, ed essenzialmente giovane. Rossi a macerazione carbonica. Rotondi e fruttati. Chi ha detto che il rosso non può essere un buon aperitivo? I novelli, per esempio: vini a macerazione carbonica che esplodono nelle narici con note di caramelle gommose alla fragola. E che dire dei pinot noir? Vini che fanno sognare. Da consumarsi giovani, godendosi la loro acidità. Vini rossi di zone fredde che possono assumere molte combinazioni. Che buoni! Vini di semi-crianza. La delizia degli indecisi. Raccomando Bru de Verdú o de Castell del Remei, un Gotim Bru de Costers del Segre (Lleida). I rovere di Ribera, come Monteabellón, i cui cinque mesi di “crianza” non mascherano la maturità della tinta fina. Rossi di monastrell, con aroma di lavanda e con la freschezza delle colline di Alicante. Laderas del Sequé va bene in ogni periodo dell’anno. Vini dell’anno. Perché se non li apriamo ora, perdono il loro gusto e la loro anima. Le garnacha di Campo de Borja, di una dolcezza straordinaria. Il Valpolicella italiano, un vino leggero e allegro, per i nostri tramonti. I vini della varietà sumoll nel Penedès, speziati ed enigmatici.

Molti credono che i veri intenditori di vino sono quelli che bevono solo i rossi. I bianchi sembrano vini da inesperti. Parker ha lanciato la moda delle “bomb fruits”, di Toro, del Priorato e dei Rioja moderni. Sembra però che per un menù degustazione questi vini non siano il miglior accompagnamento. Andrebbero a braccetto soltanto con i – massimo –  due piatti di carne che possono servirci in tali occasioni. C’è una nuova generazione di vini, in queste denominazioni eleganti e fini, che non hanno bisogno di equilibrarsi con gli anni: Camins del Priorat, i vini di Meritxell Pallejà ce ne offrono un buon esempio. I bianchi barricati e con lieviti sembrano essere i migliori alleati per una tavola per due con un menù completo. O no. C’è una nuova generazione di vini rossi che nella loro macerazione con le bucce non perdono freschezza. Rossi con una buona acidità e con aromi delicati che contraddistinguono un nuovo genere di degustazione. Vini rossi che, come i cosiddetti metrosessuali, cambiano i muscoli per un buon profumo. Se quelli si depilano, i vini rossi di nuova generazione risultano al tatto come la seta. Se quelli sono uomini con cui si può parlare di tutto, questi sono vini da prendersi anche in costume. In una società “liquida” e mutevole, dove i generi non sono più degli stereotipi, i vini assumono sfumature autentiche… e così buone!

Meritxell Falgueras

*Source: Flickr - Philip Bitnar

Bandiere del gusto

livingin
Qual è il sapore ideale di una cola? E quello del liquore di ibisco?

Se per il vino ci sono migliaia di concorsi che insegnano al consumatore a scegliere il miglior sauvignon blanc o il miglior vino del Penedès, che cosa dà prestigio al sake più raffinato? Questo è ciò che fanno a Bruxelles più di 60 degustatori europei. Analizziamo tutti i prodotti liquidi, eccetto il vino. Anche se, lo confesso, nel mio gruppo abbiamo degustato un “wine cooler”, una bevanda frizzante a base di vino, ma con una gradazione alcolica di soli 5 gradi. In aereo ho domandato a Ferran Centelles, il sommelier de El Bulli, qual era la cosa più strana che aveva provato quel giorno. E lui mi ha risposto: “una limonata di erbe africane”. “E di che sapeva?”, ho insistito incuriosita. “Tra lo zenzero, una bibita isotonica e un’infusione”. E come potevamo non provare birra, in quella che è la capitale della birra? Di tutti i tipi, divise per categorie, per giudicare la loro schiuma, la loro tipicità, l’integrazione di alcol e il retrogusto. Si comincia la mattina con le acque e si compila una scheda per ognuna di esse, sebbene siano inodori, incolori e insapori. Eppure, tutte hanno un gusto che le contraddistingue. Si continua poi con i succhi di frutta. Sì, sì, i succhi di frutta! Vi ricordate quando da bambini sapevamo perfettamente che quella marca aveva il miglior succo di frutta alla pesca, mentre quell’altra era il top per la mela? E ora, altro che bambini! Ma in fondo il buon gusto non conosce età. Però sì che conosce una condizione ben precisa: ha bisogno di un cervello emozionale che riceva il piacere. I sommelier, narici allenate a spiegare di cosa sanno le marshmallows (e tutto ciò che è liquido), si occupano di analizzare i prodotti e di conferirgli una medaglia. Da una a tre. Sì, sono quei nastri blu che potete vedere in alcuni “gazpacho” (anche se questo tipo di prodotti lo provano degli chef in un altro giorno). Osservate alcuni the, distillati, caffè, shochus la prossima volta che andate a fare la spesa. Chissà se la vostra scelta è riuscita a salire sul podio del sapore perfetto.

Immagino cosa vi stiate domandando in questo momento: sputano tutto come con il vino? La mattina devo riconoscere che i prodotti senza alcol li bevo normalmente, comprese le infusioni. Poi, quando attacchiamo con la birra, iniziamo a sputare dopo l’assaggio. Il pomeriggio ci dividono per provare i caffè (che preferisco al Whisky e alla Vodka) e anche qui è meglio sputare se si vuole riuscire a dormire. Riguardo al Whisky e alla Vodka, poi, basta dire che siamo al di sopra dei 40 gradi di volume alcolico…

Quanto tempo dura la degustazione? È una vera e propria maratona sensoriale. Assaggiamo prodotti per quasi 7 ore al giorno, ma con una buona pausa tra una degustazione e l’altra per permetterci di compilare adeguatamente le varie schede: sia decidere i punti, sia segnalare possibili migliorie, sono cose che facciamo a gruppi, cambiando ogni volta tipologia di prodotti.

E sì, ci pagano. Ci sentiamo onorati di poter degustare prodotti così particolari e provenienti da tutto il mondo: dal gin dell’India, al vino di riso della Cina, fino ad arrivare a un’acqua di sorgente della nostra provincia. Poi sono loro a giudicare noi, prendendo in esame le statistiche e la coerenza delle nostre note di degustazione. Le ditte, se anche non possono vantarsi di una medaglia, sanno come vengono percepiti i loro prodotti in differenti nazionalità. Si dice che sui gusti non si può disputare, eppure si discute molto su di essi, parola di sommelier. E questa è stata già la nona edizione.

Meritxell Falgueras

*Foto: Flickr – Living in Pixels

 

La Omnipotenza

Grapes

Cari amici, ho sempre amato le persone forti e capaci che non ostentano le loro virtù. Hanno spesso occhi profondi e dolci, sono sagge, trovo che assomiglino un po’ a mio padre. Tali persone sono, negli anni, diventate mie amiche. Le rispetto profondamente, sono spesso positive, ma soprattutto abbinano al saper-fare l’umiltà. Questo è un delicato assemblaggio, simile a quello che porta ad un grande vino. Tipico delle persone eleganti ed equilibrate. Pacatezza che troppo spesso viene ignorata o poco apprezzata da coloro che, superficialmente, tendono a catalogarla come ingenuità.

Vorrei che l’indole docile della maggior parte delle persone non fosse sopraffatta dall’atteggiamento aggressivo di coloro che esibiscono potere e superiorità. Questo non accadrebbe se ognuno riflettesse maggiormente sul proprio reale valore, troppo spesso volutamente rinnegato da una società che ama attribuire meriti ai singoli, piuttosto che ad un insieme di persone e situazioni più o meno casuali.

Questo accade nel mondo del vino. Il merito per aver prodotto un grande vino viene attribuito all’enologo o al proprietario, stimolando, a volte, sentimenti di superiorità’ e onnipotenza non giustificati.

Al contrario, il segreto del buon vino e’ un mistero che lega la vite sia all’uomo che la coltiva sia al luogo in cui cresce. Tale sottile equilibrio tra elementi, simile ad un’armonia ben riuscita, non può essere banalizzato nell’attività di un singolo individuo.

E’ un lavoro di team che vede al primo posto la natura e a seguire l’agronomo, colui che calpesta la vigna avanti indietro con la pioggia ed il sole. Dalle sue forbici la vite impara a produrre frutti sempre più dolci e saporiti mentre la terra, ben lavorata ed accudita, continua a vivere in simbiosi con ogni pianta, allevata e selvatica. Quindi è la volta del cantiniere, spesso pallido e con gli abiti umidi per i lavaggi delle attrezzature. Con lui il vino passa la maggior parte del tempo. Ne percepisce l’umore, ne assume i modi, si plasma e si fa buono se il cantiniere e’ amorevole e preciso nelle operazioni. Segue l’enologo, con un piede in vigna e l’altro in cantina, occupato perennemente nell’assaggio del vino arrovellandosi per l’assemblaggio perfetto. Se fortunato ha il compito di non sciupar tutto, altrimenti, come un dottore, è chiamato a curare le malattie del vino. A casa si porta dubbi, errori, delusioni e successi. Alla fine, o al principio, troviamo il proprietario: coordinatore illuminato, colui che deve sapere un po’ di tutto, dalle sue scelte deriva il futuro di questa terra e di queste persone, come un capitano sente il peso di portare tutti in salvo, come un direttore d’orchestra sente il forte desiderio di creare una sinfonia perfetta che porta ad un grande vino.

Per tale ragione nessuno dovrebbe sentirsi superiore o giudicare gli altri ma se vittorioso, considerarsi semplicemente caparbio capofila di un team, capace nella focalizzare un risultato, e fortunato nelle situazioni che si sono venute a creare. E’ importante riconoscere il proprio valore tanto quanto riconoscere i propri limiti per essere più’ equilibrati e felici, semplicemente come un buon vino.

www.poderesancristoforo.it

*Foto: Flickr – DoodledeMoon

I Tigli

Esta pizzeria és una de las cinco en todo Italia que encontramos en la no solo prestigiosa si no también útil guía del “Gambero Rosso”. ¿Por qué? ¿Sabéis que es una pizza de autor? Pues no es solo eso lo que sirven. Dan producto de luxe (como una burrata increíble con el mejor prosciuto San Danielle) con una masa a “levitazione lenta e lunga”. Solo os diré que es la única pizza que puedo comer sin que me siente mal.

Fuente: www.pizzeriaitigli.it

Mi última adquisición ha sido la “hamburguer a la nostra maniera”, sencillamente deliciosa, hecha con mucha inteligencia, cura y amor. Una carta de vinos muy especial donde se pueden encontrar hasta tres tipos de cervezas artesanales de trigo (mis preferidas) hasta un Tondonia Blanco pasando por buenos vinos naturales.

Una visita obligada al pueblo de San Bonifacio en la provincia de Verona. Hace un par de meses han arreglado el local y es aún más acojdedor, zen y sobretodo con una vista fantásticamente gastronómica: con la vista del “forno a legno”, y con la visión de toda la elaboración.

Las pizzas las hay de todos los colores (de billetes): de 8 a 35 euros. ¿Qué es lo que tienen las más caras? Lo que tiene un plato de altísima calidad elaborado. Y las económicas, que son las clásicas. Pero siempre con una masa de pizza, que hace la diferencia.

Este restaurante no es una pizzeria cualquiera. Es la Pizzeria como nombre propio y con mayúsculas.

Meritxell Falgueras

Información Pizzeria I Tigli:
http://www.pizzeriaitigli.it/
Via Camporosolo, 11  37047 San Bonifacio Verona, Italia
+39 045 610 2606

Podere San Cristoforo en la portada de Wine Enthusiast

No podía ser menos la alegría de ver que la prestigiosa revista Wine Enthusiast lista en sus páginas, entre otros vinos de la Toscana, y destaca en la portada de éste mes de abril ’13 el vino Maremma Toscana 2010 de las bodegas Podere San Cristoforo, un vino que, por cierto, es excelente.

Wine enthusiast

Cantina Iniesta

Cuadro4

A me il calcio non piaceva. Rubavo le “patatas bravas” alle mie amiche mentre loro guardavano la partita in TV. Odiavo le volte in cui capitava una partita nei giorni dei miei corsi di degustazione, perché alla fine dovevo cancellarli. Non avrei mai pensato, insomma, che un giorno mi sarei interessata a questo sport. Per il mio primo libro “Presume de Vinos en 7 días” il prologo lo scrisse Joan Manel Serrat, poeta di sensazioni, cantante raffinato e grande amante del mondo del vino. Per questo mio secondo volume, un libro pensato perché la gente impari di vino innamorandosene, nessuno mi sembrava adatto a un buon mariage. “Ma se ce l’hai già nelle tue stesse pagine”, mi ha detto un giorno un’amica. Ed è proprio vero che a volte, pur avendo la risposta proprio davanti al nostro naso, non riusciamo a vederla. È sempre stato facile e gradevole avere a che fare con Andrés Iniesta. Senza mai esitare, mostrandosi sempre disponibile, simpatico e incredibilmente generoso, e senza nemmeno conoscermi, ha accettato di scrivere il mio prologo. Ad una sola condizione: che andassi a vedere il progetto a Fuentealbilla. La sua proposta mi lasciò “fuori gioco”. E così, detto e fatto. La gente che lavora nella sua cantina sì che è la miglior squadra del mondo: giovani e ampiamente preparati, gente che lo ha visto crescere, gente del suo paese natio. Persone affidabili e grandi professionisti. Con radici così buone non posso che augurare, a lui e ai suoi vini, che continuino ad avere successo in tutto il mondo.

L’umiltà di Andrés gioca nel giudizio a favore sul vino di Fuentealbilla, Ha un’anima, è sincero e senza pretese. E gioca una partita importante: quella di diffondere la cultura del vino con un linguaggio comprensibile, in modo divertente, facile, diretto, formativo e senza complessi di alcun tipo. “La pasión va por dentro” (“la passione è qualcosa di intimo”), recitano le bottiglie sotto la marca “Corazón loco”, il bianco che raccomando, nella versione catalana del mio secondo libro “Los vinos de tu vida” (quella in castigliano vi sarà servita in autunno), per accompagnare una partita di calcio in TV. Un vino di verdejo e sauvignon bianco disinvolto, di facile mariage con amici, tapas e goal. Per il finale di partita (o per il foie) il “Dulce Corazón” con un lecca-lecca nell’etichetta dello stesso odore di questo vino, da bere non soltanto con il dolce. Finca el Carril, la sua linea più alta, è la scelta più curata e con la quale può sfidare senza problemi tutti i grandi vini della D.O. Manchuela. Il più personale, il Valeria, è un macabeo cullato in botte e coccolato con lieviti, dalla struttura delicata ma con carattere. I rossi, dopo un paio d’anni di allenamento nelle botti, presentano un coupage vincente, in cui le varietà autoctone (tempranillo, bobal) e i loro sfidanti internazionali (syrah, cabernet sauvignon) giocano la loro amichevole più prolifica. Personalmente ritengo che il tocco del Petit Verdot dia una personalità e una rotondità tali al vino preferito del giocatore, l’Hechicero, da renderlo piacevole in bocca. La novità: un vino che si chiama come il minuto più famoso della squadra, “116”, a dimostrazione che il successo non si improvvisa, ma è il frutto delle vigne di suo nonno, annaffiate dal lavoro di suo padre e celebrate dalle tante coppe sollevate con orgoglio da Andrés, con cui brindare ad ogni vittoria.

Meritxell Falgueras

Foto: BodegaIniesta.es

Como perro por su casa

Maggie

Siempre había querido tener un perro. Cuando era pequeña mis padres me decían que no podíamos tenerlo en un piso. Mi abuela me advertía que no me lo cuidaría cuando nos fuéramos de vacaciones. A nadie le interesaba mi opinión. Después cuando me he independizado yo misma me he boicoteado con mi vida de free-lance siempre viajando. Y el perro nunca llegaba. Ni aún casándome con alguien a quien le gustan los perros y viviendo aislada en el campo, con la necesidad de un perro guardián o alguien que me diera un poco de calor humano. Hasta que llegó Maggie, el mejor regalo de mi suegro, un springuel spaniel, que él llevará a cazar.

Esta perrita a la que conocí cuando tenía siete meses y que es la reina de nuestra hogar. Es muy cariñosa, divertida y necesita alimentarse más de amor que de comida para perros. Maggie se arrastra de miedo cuando le dices algo nuevo, como yo con los exámenes que me quedan por hacer. Es insegura y siempre quiere ser el centro de atención. Esto me suena.

También los gestos de Maggie cuando se esconde cuando no le digo lo que quiere oír. Cuando está estresada se deja caer, hacer, se queda bloqueada como yo. Los fines de semana hacemos mil km y cómo yo cuando no paro de ir de hotel en hotel, cambia su ritmo de ir de vientre. Está loca por mi hombre, y cuando me voy a duchar y vuelvo al cuarto la encuentro en mi lugar de la cama, donde sabe que no puede subir, arrimada a él. Maggie salta, coge las cosas pero luego se olvida de traérmelas. Es como su dueña, que sabe hacer cosas difíciles y descuida las obvias.

Cuando la riñes se hace la orgullosa y después no quiere saber nada de ti. Es celosa si toco a otros perros y no le gusta estar con ellos. Sólo con las personas, porque ella se cree una de nosotros. No se queja nunca, y le encantan los sofás. Perrea, perrea y va de uno en otro. La cojo como un bebé y le gusta. Me encanta escribir con ella sobre mis piernas.

Le limpio los ojos y me mira con una carita.. Me gusta como huele. A veces creo que es un peluche y me olvido que es real. Pensaba que mi perra me obligaría a correr más a menudo, en cambio es al revés. Soy yo en motivarla, si no ella estaría siempre durmiendo. Hay días que hasta yo la tengo que levantar a ella. Pero cuando estoy sola con mi mal humos matutino, y ella me lame las manos para despertarme, le abro la puerta y corre por las viñas italianas, eso no tiene precio… Bebe agua de una copa… No sé a quién habrá salido… Y volvemos a entrar dentro porque hace mucho frío, y nos sentimos como perro por su casa…

La mia prima volta in la Rai

“Un vino di terroir ma soprattutto un vino che ha cuore, un Petit Verdot in purezza, grazie al clima della Maremma, un vino tan goloso, che ti innamora, solare, molto elegante. Più che ad un piatto lo abbinerei ad un paio di jeans e camicia bianca con i quali sei sempre ben vestito, ad uno di quei libri di Margaret Mazzantini che vorresti perdere il volo per rimanere in aeroporto e finirlo, con una musica di Gianna Nannini: è un vino superartistico”. Meritxell Falgueras @ Decanter Radio2, 26/11/2012

Cinquanta sfumature di rosso

C’è un romanzo erotico che il passa parola sta trasformando in un vero e proprio best-seller. In teoria le donne sono meno visuali degli uomini, e forse è per questo che sono meno consumatrici di pornografia, ma più immaginative e, grosso modo, migliori lettrici. In altre lingue il titolo è tradotto come tonalità, come la gamma cromatica che osserviamo nei nostri calici quando parliamo di vino rosso. La quale inizia con il rosso più scuro fino a quando, a poco a poco, gli antociani si spogliano per rimanere nei fondi delle bottiglie. Tutti desideriamo ciò che non possediamo. Dicono che le donne offrano sesso per ottenere l’amore. E che gli uomini, al contrario, offrano amore per ricevere sesso. Sarebbe questo, più o meno, il tema della citata trilogia. Nel vino succede una cosa simile: il rosso col passare del tempo vuole essere bianco e il bianco, rosso. Non vogliamo tuttavia entrare ora nel dibattito se il rosso è più maschile o più femminile. Perché questo fenomeno di gran successo e la lettura non “razzista” delle donne delle carte dei vini nei ristoranti lo dimostrano. Non ci sono limiti coloristi per quanti cercano la qualità e sono sensibili. I bordi del calice sono quelli che fanno la differenza: dal porpora, passando attraverso il ciliegia, il granata, lo scarlatto, per finire con il rosso mattone. A volte però, come con i topici letterari, si ha la sensazione che “questo vino l’ho già visto”. Possiamo leggere in tutte le guide (dal Wine Spectator alla Guida Peñín) una descrizione visuale molto simile, del tipo “cherry, colore intenso, lacrima lenta”, nonostante siano imbottigliati da diversi anni. È colpa del cambio climatico o del fatto che tutti aspiriamo alla perfezione, malgrado la sua artificiosità? La dominante “parkerizzazione (per dire concentrazione, alta gradazione e potenza) del gusto, la sovramaturazione polifenolica, la lunga macerazione con pelle e le botti nuove tostate fanno sì che il terroir resti in secondo piano. Vini standardizzati (come il protagonista Christian Grey) che sono tecnicamente perfetti, come i vini del nuovo mondo, ma a cui manca autenticità per essere reali. Il sostituto di Jay Miller, il nuovo responsabile della degustazione della prestigiosa Wine Advocate in Spagna, è oggi Neal Martin, un amante dei classici Rioja (quelli dal taglio classico come López Heredia ne hanno tratto beneficio), invecchiati, dal colore cangiante. Lo stile Parker non sarà più sinonimo nella Penisola di questi vini di colore intenso, concentrati, di annate giovani con alta gradazione.
Continueranno tuttavia ad esistere, soprannominati i vini alla Meryl Streep, senza botox e senza trucco, vini cioè che sanno invecchiare e adattarsi, senza lasciare che le fruit bombs nascondano la loro anima. Quelli che maturano in bottiglia e poi vengono alla luce con tutta la loro saggezza e splendore. Come dire: ognuno è ciò che sempre è stato.

De cuando se fumaba en Florencia

Estuve toda la noche húmeda, llorona, lluviosa, nostálgica, alegremente triste recorriendo la que fue la ciudad de mi vida, Florencia. El amor de la juventud donde pasé grandes momentos y sufrí descubriéndome a mi misma. Donde cada día era una aventura. Donde en las noches surgía la locura, la escritura, el arte y la música. Vivía entre canciones de jazz, birras, tisanas, Sangiovesi, chips, lágrimas, besos, libros que leía, la novela que escribí y los amigos que me alimentaron. Los mismos amigos que me siguen esperando para cantar nuestras canciones de aquel mítico Erasmus en el 2002. Donde aún se acuerdan de mi los de la floristería, el bar de los aperitivos y como no, los de la enoteca. “La catalana” me llamaban. Una chica que tenía tanta luz como sombras. Ese período de artista maldita está aparcado.Creo que me he vuelto más pragmática. Más adulta, dicen algunos. Menos flipada, pienso yo. Pero cuando yo fumaba en Florencia aspiraba cada día los Uffizi y siempre me perdía antes de llegar a casa. Fumaba nerviosa después de acabar un examen y escribía con un cenicero que me inspiraba a insólitas horas de la madrugada, Cada noche, pero, me iba al Ponte Vechio con la bici a escuchar a ese viejo guitarrista y hacerme el último piti en Santo Spirito. Miraba la luna reflejada en el río y me fumaba el del deseo visualizando lo que quería. Y ahora que ya no fumo se ha convertido en mi realidad. Me gustaría saber si el sabor de aquel tinto de la “Rosticceria il Pirata” era tan bueno o solo era que con él aunque fuera bebido en una taza de café con leche escribí un capítulo fundamental de mi vida. Y apoyada en los muros del Arno le digo a Florencia que mis sueños se han hecho realidad y que espero que eso sea bueno haciendo un suspiro de aire sin humo.